1348: Ex Voto

1348: Ex Voto
L'opera prima di Sedleo ci porta in un'Italia medievale falcidiata dalla peste. Tra limiti tecnici evidenti e polemiche pretestuose da parte della community, un'avventura acerba ma dal grande fascino atmosferico.

Impressioni
Venendo da una recentissima - proprio prima della scrittura di questo articolo - esperienza con Crimson Desert che, al lancio, si è rivelata disastrosa per la mia configurazione AMD (nonostante una build desktop di fascia alta), 1348: Ex Voto è stata una piacevole sorpresa. Pagato poco meno di 20 euro, questo titolo indipendente si avvia e gira in maniera più che dignitosa, quantomeno a qualche giorno dal lancio.
A fronte di un prezzo budget, la resa grafica di questo gioco mi ha soddisfatto ben più dei quasi 70 euro spesi per l'opera di Pearl Abyss, al netto delle immense aspettative e delle promesse pre-lancio che quest'ultima aveva settato. Questa discrepanza mi ha fatto riflettere su come una parte del popolo videogiocante tenda ormai a perdere la lucidità non appena individua un preciso elemento narrativo (che non citerò per evitare spoiler), scatenando reazioni del tutto spropositate.
Ovviamente, dal punto di vista visivo ci sono delle ingenuità. Durante i dialoghi, le espressioni facciali scivolano spesso nell'uncanny valley, e la qualità delle animazioni risulta limitata, con trigger involontari che a volte spezzano l'immersione. Inoltre, in alcuni frangenti le linee di dialogo e i sottotitoli finivano per sovrapporsi durante le cutscene (un fastidio che sembra essere fortunatamente in fase di risoluzione tramite patch).
Il vero fiore all'occhiello della produzione, edita da Dear Villagers, è però la direzione artistica: i paesaggi rurali e gli scorci dei passi montuosi dell'Italia medievale sono di grande impatto. Il team fa un ottimo uso dell'Unreal Engine 5, di skybox ben realizzate e di tecniche di ottimizzazione per garantire una resa panoramica notevole in linea d'orizzonte. Considerando che Sedleo è un piccolo studio italiano, il gioco non ha la presunzione di sbalordire col fotorealismo assoluto, ma incastra una serie di suggestioni visive che, culturalmente e stilisticamente, funzionano alla grande.
Nelle prime ore, il gioco ci cala in una classica "questua" cavalleresca dai toni quasi ariosteschi: una missione di ricerca disperata verso un obiettivo apparentemente irraggiungibile. L'ambientazione è un'Italia del 1348 devastata dalla peste nera. Il viaggio attraversa diverse regioni, tra cui la Toscana e i dintorni di Roma, facendoci strada tra la violenza, la fragilità e la sofferenza di un'epidemia inarrestabile, in mezzo a banditi e fanatici religiosi fuori controllo.
Meccaniche di gioco

Molti lo hanno ironicamente etichettato come un walking simulator o una semplice tech demo paesaggistica. Ironia a parte, il titolo in effetti non offre meccaniche particolarmente stratificate: l'esplorazione non è libera, ma limitata a singoli livelli lineari, strizzando un po' l'occhio a produzioni come A Plague Tale. Le uniche deviazioni concesse servono a raccogliere collezionabili (tesori e accessori che conferiscono bonus al combattimento), razioni di cibo per curarsi e manuali di abilità, essenziali per sbloccare nuove combo in un apposito menu.
Il combat system, che si ispira storicamente alle Arti Marziali Europee (HEMA), ruota interamente attorno all'uso di un'unica spada che ci accompagnerà fino ai titoli di coda. Il moveset è basilare ma richiede metodo: attacco rapido, attacco caricato e una stance a due mani per colpi più letali, estendibili in combo se eseguiti col giusto tempismo. È presente un sistema di lock-on sui nemici che restringe la visuale sul protagonista, ma questa dinamica si è rivelata spesso scomoda. L'impossibilità di cambiare agilmente bersaglio lascia scoperti agli attacchi improvvisi da parte di altri avversari, rendendo a volte gli scontri eccessivamente ingessati e punitivi, mancando i tempi tecnici per alzare la guardia in tempo utile.
Storia

La protagonista è Aeta, una giovane cavaliera delle terre di Citra. L'incipit la vede in compagnia di Bianca, amica d'infanzia dalle complesse dinamiche sociali. Durante un allenamento, il suono a martello delle campane del villaggio interrompe la quiete: è scattato l'allarme, e il pensiero di Aeta corre subito ai compaesani e, soprattutto, a Bianca.
Giunti sul posto, lo scenario è desolante: i banditi hanno già seminato morte e distruzione. Dopo aver ripulito le strade dai pochi superstiti, di Bianca non c'è traccia: tra le fiamme, Aeta ritroverà solo il suo Ex Voto (un simbolo tipicamente religioso lasciato in un luogo sacro come segno di fede).
È in quel momento che la protagonista pronuncia un solenne giuramento di vendetta e di salvezza ("Bianca, sei tutto ciò che mi resta... Ti salverò, lo giuro"), dando il via a un cammino tortuoso. La trama attraversa uno dei punti di massima crisi dell'Europa medievale: un'Italia decimata non solo dalla malattia, ma anche da una profonda frattura spirituale che sfocia nel fanatismo estremo. Il gioco mostra crudamente come il paese sia dilaniato sia dalla disperazione di chi cerca di sopravvivere, sia dall'avidità di chi approfitta del caos per brama di potere. In mezzo a tutto questo spicca la stoicità di una cavaliera che, fedele al proprio onore, comprende come il prezzo del suo giuramento possa rivelarsi ben più alto della promessa pronunciata.
L'elefante nella stanza: critiche tecniche e derive ideologiche

Seguire il post-lancio di questo titolo mi ha spinto a esplorare più a fondo i meandri della community e della critica, trovandomi di fronte a uno scenario profondamente spaccato. Da un lato, ci sono le critiche legittime ed espresse dalla stampa specializzata riguardo l'aspetto prettamente tecnico: diverse testate hanno fatto notare come le animazioni talvolta grezze rendano il combat system claudicante, restituendo uno scarso feeling pad alla mano. È stato evidenziato anche come la narrativa soffra a tratti di omissioni o di un montaggio visivo poco aggraziato, figlie di evidenti compromessi di budget e tempistiche. Sono difetti tangibili su cui, tuttavia, si può decidere di sorvolare considerando il posizionamento di prezzo dell'opera.
Dall'altro lato, però, c'è il triste fenomeno della cecità ideologica del pubblico. Pur comprendendo la stanchezza fisiologica verso l'inserimento forzato di agende politiche nei videogiochi, per 1348: Ex Voto si è scatenata un'isteria totalmente fuori scala. Molti si sono rifiutati di valutare l'opera ludica in sé, accusandola a priori di essere veicolo di femminismo forzato e tematiche LGBTQ+.
Una situazione alquanto surreale si è verificata quando il team è stato attaccato sui social per aver usufruito del Tax Credit videoludico (una comunissima agevolazione statale sui costi di produzione). Per una frangia estremista di videogiocatori, questa manovra fiscale è diventata la "prova inconfutabile" di un complotto politico per finanziare un'ideologia woke con i soldi dei contribuenti. Nonostante gli sviluppatori abbiano ribadito la volontà di raccontare la loro storia liberamente e senza imposizioni, il tribunale di internet ha emesso la sua sentenza, bollando il gioco come woke slop.
Senza fare spoiler, il gioco pone effettivamente al centro una forte presenza femminile. Non ha la pretesa di dipingere una realtà storica esatta al millimetro, ma sfrutta il contesto per esplorare determinate dinamiche personali. Personalmente, in passato ho criticato aspramente l'estrema ideologizzazione di titoli attesissimi (come Dragon Age: The Veilguard), ma non trovo minimamente che qui ci sia l'intento di sacrificare il videogioco sull'altare dell'attivismo. Che il legame tra Aeta e Bianca sia una profonda amicizia o una storia d'amore non viene mai nemmeno esplicitato in maniera invadente; eppure, la polarizzazione da tifo da stadio ha invalidato il lavoro del team non per i suoi reali limiti tecnici, ma per una presunta matrice politica che cancella tutto il resto agli occhi di chi tollera solo precise rappresentazioni estetiche.
In quella che è stata la mia personalissima esperienza di gioco, posso ammettere di aver riscontrato problemi oggettivi: animazioni carenti, un combat system che avrebbe necessitato di maggiore pulizia e alcune texture caricate in netto ritardo. Tuttavia, se volete semplicemente giocare a un'avventura d'atmosfera affascinante e dai toni cupi, senza dover necessariamente passare per il gossip o per la tossicità di chi urla al complotto a ogni costo, 1348: Ex Voto merita la vostra attenzione.