About me
Che si tratti di un blog, un sito istituzionale o una semplice storia, tutto inizia con l'immancabile pagina "About"; che sia riguardo me, te o l'intelligenza artificiale come prossimo fattore estintivo della razza umana.
Ma parlando brevemente di me, faccio le dovute (e rigorosamente brevi) presentazioni: sono uno sviluppatore web fullstack, classe '92. Abbastanza fresco da buttarmi sempre in qualcosa di nuovo, ma abbastanza attempato per portare legittimamente l'etichetta da nostalgico dei vecchi blog e di tutto ciò che rappresentava per me internet, in tempi in cui lo trovavo un posto semplicemente meraviglioso.
L'anacronismo della scrittura
Nostalgia a parte, mi rendo conto di aver scelto il decennio peggiore per decidere di produrre contenuti scritti: a nessuno importa leggere, l'attenzione media si misura in frazioni di secondo e, per quanto mi consideri una buona penna, ho una mano fin troppo prolissa ed ipotattica che si sposa malissimo con la fruizione fast-food di oggi.
Vi immaginate quanto sarebbe anacronistico mettersi a scrivere qualcosa per puro diletto, in un momento in cui basta un po' di arguzia per generare contenuti originali senza digitare una singola parola? Ve lo immaginate, vero?
Io, evidentemente, no.
L'arte del tempo perso
Da diverso tempo ho notato che, nel mezzo di una vera e propria rivoluzione tecnologica, dedicarsi a un'attività senza secondi fini è diventato quasi un tabù. Con mezzi sempre più potenti dovrebbe essere tutto più semplice; eppure, il perenne senso di colpa di non star monetizzando ogni singolo secondo del proprio tempo libero rende tutto apparentemente inutile.
Aggiungete il fatto che rientro da sempre nella categoria dell'enthusiast: sono il tipo di persona capace di perdere ore a ibridare un kernel personalizzato su un sistema Arch, o a limare le configurazioni di un window manager su un setup multi-monitor ad alto refresh rate, non perché debba per forza farci soldi o perché sia strettamente necessario, ma per il puro gusto di metterci le mani, capire come funziona e spingere l'hardware al limite. Se sto troppo tempo su una cosa mi annoio, e vedo ogni nuova tecnologia non solo come opportunità, ma come caso di studio.
Quindi, cosa succede quando un profilo del genere si scontra con l'adozione di massa dell'intelligenza artificiale e la cultura della produttività a tutti i costi?
Il mio parco giochi digitale
Alla fine, credo di aver trovato la quadratura del cerchio, unendo il mio lavoro quotidiano da sviluppatore con il mio tempo libero. Invece di relegare l'intelligenza artificiale al ruolo di semplice scorciatoia per "produrre di più", ho deciso di renderla l'elemento centrale delle mie esplorazioni.
Avevo bisogno di un pretesto, di un caso d'uso reale e concreto in cui applicare le mie conoscenze tecniche per testare tutto ciò che mi affascina: nuovi approcci all'IA, ingegnerizzazione di prompt complessi, sperimentazione con framework agentici e architetture inedite. E quale banco di prova migliore di uno spazio web proprietario?
Questo è il mio parco giochi digitale. Un ecosistema in cui continuo a fare il dev, ma alle mie regole, trasformando la creazione e la gestione stessa dei contenuti nel cantiere perfetto per sporcarmi le mani con le tecnologie di frontiera. La scrittura e le opinioni rimangono squisitamente mie — pur accettando il compromesso di dover snellire un po' (tanto) i testi per non far scappare chi legge — ma tutto ciò che ci gira attorno è pura sperimentazione.
In questo modo riesco a unire l'utile al dilettevole: mi ritaglio un angolo in cui posso continuare a fare lo smanettone, implementare automazioni, testare nuovi sistemi, giocare e scrivere. Rigorosamente per passione.