About this blog
Nascere negli anni '90, per me, ha avuto senza ombra di dubbio innumerevoli vantaggi: mi ha permesso di vivere diverse cose nel migliore dei loro tempi. Tra queste, indubbiamente, internet.
E con internet, inevitabilmente, anche il mondo dei videogiochi.
Ho avuto l'opportunità, insieme a tantissime altre persone (e credetemi sulla parola quando vi dico TANTE), di imparare a stare al mondo grazie a World of Warcraft, oltre ad acquisire una precoce ed eccellente padronanza dell'inglese.
Certo, si tratta di una riflessione anacronistica ma altrettanto valida per chiunque sia figlio di un'altra generazione, dove il fattore nostalgia gioca un ruolo importantissimo. È innegabile che alcune esperienze, come il sopracitato MMORPG, siano irripetibili dal punto di vista dell'impatto e della rivoluzione culturale. Tuttavia, bisogna riconoscere che oggi il panorama videoludico si trova a un picco tecnologico che prima sarebbe stato solo teorizzabile, com'è naturale che sia.
La critica
Come per ogni altro settore che mi appassiona, negli anni ho consumato fiumi di recensioni, hands-on e critiche.
Penso che l'attività del critico sia una delle più sottovalutate. Oggi, a causa di dinamiche sempre più polarizzanti, si tende a fare il tifo per una fazione piuttosto che cercare un'opinione affine ai propri gusti. Per me, seguire un filone critico o una specifica linea editoriale ha senso solo per un motivo: fare in modo che i gusti di chi ascolto si incrocino sistematicamente con i miei. Solo così la mia esigenza di "saperne di più" trova una risposta valida nel parere di un addetto ai lavori.
Il mio punto di vista
Quello che voglio fare su questo blog non si avvicina minimamente alle dinamiche che ho appena descritto.
Anche se l'introduzione nostalgica potrebbe farmi sembrare un veterano, la verità è un'altra. Sono sprovvisto dell'esperienza di diverse pietre miliari e provo una forte avversione per certe dinamiche moderne. Quindi, più che affibbiarmi l'etichetta di "hardcore gamer" o di esperto navigato, la definizione che mi descrive meglio rientra nella moderna e inflazionata espressione: "questo qui non ci capisce un cazzo di videogiochi".
Anche per via di queste etichette sempre più divisive, trovo che generalmente l'unico modo universalmente accettato di accogliere un titolo videoludico sia quello di elevarlo a capolavoro o declassarlo a inutilissima merda. Credo sia invece necessario tornare a esaltare anche il 'mediocre': oggi, infatti, sembra diventato un'impresa difficilissima riuscire semplicemente a fare bene qualcosa, senza che debba per forza rappresentare una rivoluzione o un'esperienza inattaccabile.
Il blog
Come ho già spiegato nella pagina di presentazione, questo è il mio parco giochi digitale.
Al di là di sperimentazioni tecniche e virtuosismi fini a se stessi, qui parlo di una passione nel modo più semplice e soggettivo possibile. Approccio i videogiochi per quello che sono: opere di finzione che sfruttano un medium tanto coinvolgente quanto riflessivo, per raccontare la mia personalissima esperienza, non importa quanto profonda o superficiale.
Non stupitevi se mi sentirete definire un titolo universalmente riconosciuto come "capolavoro" una vera e propria rottura di palle. Non faccio critica specializzata, ma sono specializzato nel criticare istintivamente quello a cui gioco.